I precari della scuola: tutti assunti entro il 2018?

Durante le ultime legislature si è più volte parlato di “Buona Scuola”, ed in tal senso sono state attuate tutta una serie di riforme, più o meno di successo, per cercare di dare agli studenti, futuri cittadini e lavoratori di domani, la giusta formazione, i precari della scuola sono rimasti tanti.

Eppure cosa possiamo pretendere di insegnare ai nostri giovani se non riusciamo a dargli neppure una formazione continuativa, costringendoli sovente a cambiare docenti, anno dopo anno, in una situazione di precariato da cui non si vede via d’uscita.

All’inizio dovevano essere 150.000, poi, nel disegno di legge sulla “Buona scuola” di Matto Renzi, sono poi diventati 100.701: quasi il 10 per cento dell’organico attuale delle scuole è formato da personale docente precario. I precari della scuola sono insegnantidebitamente qualificati sul piano culturale e professionale anche a seguito dell’esperienza maturata in tanti anni d’insegnamento“, e sono “sicuramente ‘bravi’ docenti, che pur garantendo il funzionamento del servizio scolastico, vengono licenziati al termine dell’anno scolastico per essere poi riassunti all’inizio di quello successivo”.

Lo stesso spot originario della “Buona scuola” parlava di assunzione per «tutti i precari storici e tutti i vincitori e gli idonei dell’ultimo concorso»: promessa fatta e sempre disattesa anche da vari ministri e parlamentari.

I precari della scuola: guardiamo ai numeri

i precari della scuola

Attualmente, il numero dei docenti precari in Italia è sceso da 118.172 unità dell’a.s. 2014/15 a 80.000 dell’a.s. 2016/17, ma la questione è ancora lontana dal trovare una sua naturale soluzione. Avanti così e solamente nel 2057 le «graduatorie a esaurimento» dei docenti, che dovevano inizialmente esaurirsi cinque anni fa, saranno infine esaurite.

Con il nuovo piano di immissione in ruolo sul quale sta lavorando il ministro Valeria Fedeli, in attesa della definitiva approvazione del Governo, è previsto che i bandi dei concorsi vengano predisposti ogni due anni, con successivo percorso di 3 anni di specializzazione e il definitivo ruolo. Intanto, si aprirà la fase transitoria per il percorso di assunzione definitiva dei docenti precari appartenenti alle seconde fasce delle graduatorie d’istituto, quelli con l’abilitazione, e a chi l’abilitazione non l’ha conseguita, ma ha prestato servizio nella scuola per almeno 3 anni.

Il percorso di stabilizzazione voluto dal ministro Fedeli si baserà su concorsi leggeri, predisposti proprio per diminuire il fenomeno del precariato scolastico. Da una parte si assumeranno gli iscritti alle Gae (il 50% dei posti disponibili, ad oggi si stima in 88 mila iscritti nelle graduatorie ad esaurimento), dall’altra i vincitori dei concorsi 2016.

Il problema numero uno, al momento, è il definitivo svuotamento delle Graduatorie ad esaurimento e il rispetto del triennio 2016/18 come limite temporale per le assunzioni da concorso a cattedra 2016.

Parallelamente, anche quest’anno le cattedre sul sostegno restano vuote in molte circostanze, lasciando peraltro a casa i docenti specializzati. Il copione purtroppo è sempre lo stesso: la scuole per coprire i posti liberi sul sostegno utilizzano precari privi di specializzazione, mentre 400 docenti specializzati resteranno a casa.

Per l’anno scolastico 2017-18 sono circa 47mila le cattedre in deroga destinate a insegnanti con incarico a tempo determinato, precari, peraltro non sempre provvisti del prescritto titolo di specializzazione sul sostegno. Le situazioni più gravi sono in Campania (6mila cattedre in deroga), Sicilia (5mila), Puglia (3.500).

Già anni fa i giudici dell’Ue hanno stabilito che gli incarichi di docenza assegnati ogni anno dal ministero dell’Istruzione a migliaia di insegnanti precari si basano su un sistema illegittimo, che non rispetta le direttive europee sul lavoro a tempo determinato. Per i giudici del Lussemburgo non è più ammissibile che la scuola italiana si comporti diversamente dalle imprese private e conferisca incarichi a oltranza a un esercito di supplenti (ma anche al personale amministrativo), senza almeno aver fissato chiaramente delle date per i concorsi.

I precari della scuola tra una supplenza e l’altra

Eppure in Italia decine di migliaia di insegnanti che da parecchi anni si barcamenano tra una supplenza e l’altra, senza avere gli scatti di anzianità né la possibilità di ottenere un inquadramento a tempo indeterminato.

Intanto l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue Maciej Szpunar, nelle conclusioni di una causa che ha visto contrapposti una lavoratrice e il Comune di Valderice (Trapani) ha decretato che l’abuso di contratti a tempo determinato nel settore pubblico non deve portare per forza alla stabilizzazione del lavoratore precario, ma questi deve almeno ricevere un risarcimento adeguato: l’indennità forfettaria prevista in questi casi «non può sostituirsi interamente al risarcimento completo del danno subito».

La sentenza, di particolare importanza anche per i precari della scuola, non avrà comunque un effetto immediato sulla stabilizzazione dei precari, ma servirà a rimettere in moto il lavoro dei giudici italiani, che saranno tenuti a dare una certa interpretazione del diritto, interpretazione che nessun Tribunale potrà disattendere.

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