Rivolta fiorentina del 1378: come si svolsero i fatti

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rivolta fiorentina del 1378

La rivolta fiorentina del 1378, detta anche rivolta dei Ciompi, è uno di quei fatti storici che è bene conoscere nell’ambito della propria formazione. Spesso i fatti relativi a questo evento non sono molto conosciuti, eppure appaiono di fondamentale importanza, per riuscire a comprendere fino in fondo lo spirito di un’epoca, che è quella del Trecento.

In questo periodo si dovette affrontare un periodo di crisi, con conseguenze che non possono passare inosservate. Infatti uno degli aspetti più noti a cui portò la crisi del Trecento è quello che riguarda la riduzione dei traffici e dei commerci. Tutto ciò si manifestò non senza risvolti negativi, come per esempio le difficoltà che cominciarono ad incontrare le manifatture urbane.

Ma c’è un altro aspetto che va conosciuto sulla rivolta fiorentina del 1378. Si tratta di quegli scontri e di quei conflitti che ebbero come protagonisti, da un lato, i datori di lavoro e, dall’altro, i lavoratori.

La situazione a Firenze per capire la rivolta fiorentina del 1378

Analizziamo la situazione di Firenze, per comprendere fino in fondo la rivolta fiorentina del 1378. In questa città tra il 1343 e il 1345 le banche dei Peruzzi e dei Bardi erano state protagoniste di un vero e proprio processo di fallimento.

Tra l’altro i banchieri si erano rivolti anche ai re di Francia e di Inghilterra, per ottenere dei prestiti, ma i sovrani decisero di rifiutare queste richieste. In quello che oggi è il capoluogo della Toscana, a causa di questa crisi delle banche, appariva molto difficoltosa la situazione degli operai dell’arte della lana, che erano detti Ciompi.

La loro situazione non era affatto facile, anche perché i Ciompi non potevano contare sull’appoggio di alcuna organizzazione. Gli operai della lana rappresentavano una categoria composta da moltissime persone. Si calcola che erano circa 10.000, che lavoravano in circa 279 botteghe. Un numero elevato che fa capire come fosse imponente e urgente la situazione in cui si trovavano questi operai che costituivano un terzo della manodopera dell’attività manifatturiera.

In generale comunque le condizioni di lavoro erano molto complesse per gli operai dell’arte della lana, in quanto si ritrovavano a lavorare anche 18 ore di seguito, ricevendo un salario molto basso.

Nel momento in cui si fecero sentire in maniera più pesante gli effetti della crisi, i Ciompi avevano già tentato di aderire ad un’organizzazione. Gli operai volevano rimediare, attraverso un’associazione, ai ripetuti licenziamenti o alla riduzione dei salari.

Tuttavia non raggiunsero il loro obiettivo, perché intervenne il governo del Comune negando i diritti degli operai e facendo gli interessi dei datori di lavoro. Quindi il Comune aveva negato ai Ciompi l’autorizzazione alla riunione.

La crisi politica alla base della rivolta fiorentina del 1378

Tutto questo quadro è molto importante, come abbiamo detto, per capire quali furono le motivazioni che portarono la situazione a precipitare nel 1378, quando scoppiò una rivolta che ebbe come protagoniste molte persone.

Alla base questa volta ci fu una vera e propria crisi politica. Ma scopriamo quali furono gli avvenimenti che si susseguirono.

Bisogna inquadrare il tutto anche all’interno del conflitto che allora nei Comuni interessava le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Guelfi e Ghibellini si contendevano il governo del Comune.

Il gonfaloniere Salvestro dei Medici cercò di sfruttare il malcontento popolare, a favore dei Ghibellini. Infatti chiese l’appoggio del popolo proprio per sostenere la sua fazione. Il gonfaloniere che abbiamo nominato cercò di conquistarsi il favore da parte della popolazione, promettendo l’attuazione di alcune riforme che avrebbero favorito l’interesse degli operai e tutto ciò condusse ad una vera e propria rivolta.

Come avvenne la rivolta fiorentina dei Ciompi

I Ciompi erano guidati da un capo operaio, che si chiamava Michele di Lando. Gli operai si rivoltavano contro i palazzi signorili e contro i monasteri. Alla fine i Ciompi riuscirono ad impadronirsi del palazzo del podestà.

Tra l’altro gli operai dell’arte della lana a Firenze erano appoggiati dai rappresentanti delle arti minori. Questi ultimi volevano approfittare dell’occasione per raggiungere posizioni di più influenza.

I Ciompi riuscirono così a creare tre nuove arti, che erano i farsettai, i tintori e l’arte dei Ciompi. Inoltre ottennero la possibilità di avere dei loro rappresentanti nel governo, almeno relativamente ad un terzo dei rappresentanti stessi.

La borghesia era molto intimorita da questo sovvertimento della società e non vedeva affatto di buon occhio che persone di umili origini potessero arrivare a posizioni di responsabilità.

Per questo la lotta politica divenne molto più pesante, fino a quando le arti minori decisero di rompere la solidarietà con i Ciompi. La rivolta fiorentina del 1378 finì con un vero e proprio fallimento. Infatti in seguito a nuovi scontri l’arte dei Ciompi si vide costretta ad essere sciolta. I loro seguaci e i loro capi furono imprigionati o giustiziati.

Il governo oligarchico ebbe la prevalenza e fu ristabilito a Firenze nel 1382, detenuto dalla fazione dei Guelfi.