DSA in aumento tra gli studenti in Italia: ecco come supportare i propri figli

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In Italia ci sono sempre più alunni che vengono inseriti in categorie particolari nella propria scuola. Tra questi ci sono i DSA, ossia ragazzi e bambini che sono affetti da Disturbi Specifici, certificati, dell’Apprendimento.

Specialmente in questa categoria, i casi stanno aumentando di anno in anno e la tendenza sembra confermarsi anche nel 2023.

DSA: aumento esponenziale tra il 2010 e il 2019

Andando a vedere i dati che riguardano il decennio precedente, quello compreso tra il 2010 e il 2019, i casi di disgrafia, discalculia e dislessia sono aumentati di 5 volte rispetto al decennio precedente, passando da poco meno dell’1% al quasi 5%. Tali percentuali si traducono in un numero di circa 300 mila studenti. Ma chi sono nello specifico i DSA? Si tratta di ragazzi in età scolastica, specialmente bambini, che soffrono di alcuni specifici disturbi dell’apprendimento, come quelli sopra elencati.

Quindi, per questi studenti svolgere alcuni calcoli, leggere, orientarsi nell’ambiente circostante, che sia fisico o puramente simbolico, oppure riuscire a disporre alcuni eventi della storia su una timeline predefinita sono tutti compiti piuttosto difficili da portare a termine, a volte con insormontabili difficoltà.

Questo provoca nei soggetti DSA un malumore nei confronti di loro stessi, i quali iniziano a sentirsi non adeguati o incapaci nel perseguire il proprio percorso di studi, con il rischio che vada ad aumentare il fenomeno della dispersione scolastica. Il problema ancor più grande è insito nelle famiglie dei ragazzi, le quali, dopo aver accertato le difficoltà dei bambini, non hanno idea di come muoversi per supportarli al meglio.

Certamente quello che bisognerebbe evitare a tutti i costi è che la studentessa o lo studente abbandoni la scuola anzitempo, provando ad accompagnarlo nel suo percorso costantemente. Un impegno che deve essere preso anche da chi a scuola ci lavora.

DSA: alcuni consigli per i genitori

Come si possono, quindi, aiutare questi ragazzi al meglio? A partire dal proprio nucleo familiare. La famiglia, infatti, è il luogo giusto per iniziare a dare manforte ai ragazzi affetti da questi disturbi.

Per farlo vi sono alcuni consigli utili che si possono seguire, partendo dal rivolgersi ad uno specialista. Questo perché, se si hanno sospetti che il proprio bambino sia affetto da questo tipo di problematiche, la certezza la può dare solo un esperto del settore, che sia della ASL o uno specialista che pratichi la libera professione.

Altra linea guida fondamentale è cercare di non preoccuparsi. Avere paura è naturale, specialmente quando si tratta del futuro dei propri figli, come ad esempio il momento in cui dovrà entrare nel mondo lavorativo.

Anche qui, però, sono stati fatti grandi passi in avanti ultimamente e, a tal proposito, alcuni approfondimenti online spiegano nel dettaglio come cercare un lavoro con una disabilità, evidenziando il fatto che non sia più un’impresa complicata come un tempo.

Poi è fondamentale non nascondere la verità alla persona interessata. E’ importantissimo, infatti, che i bambini capiscano immediatamente che non sono loro ad avere qualcosa di sbagliato, che possano sentirsi protetti e vivere senza troppi patemi d’animo la scoperta di questo loro lato peculiare, che non deve essere mai nascosto ma ben descritto.

È, dunque, giusto accompagnargli, ma anche dar loro modo di crearsi la propria autonomia, specialmente nello studio. Dovranno imparare a prendere appunti, leggere con le orecchie, creare delle mappe schematiche a concetti e organizzare il proprio tempo nell’arco della giornata, non solo a scuola. Infine, è bene che non si dia importanza al solo voto. In una partita di calcio spesso a contare non è il risultato finale, ma come si è giocato.

Metafora che ben si applica alla vita di un bambino DSA, che deve non focalizzarsi solo sul giudizio ricevuto ma su ciò che l’insegnamento ha permesso lui di imparare, sull’esperienza vissuta nell’ambito del compito interrogazione, cercando di capire dove abbia risposto agevolmente e dove, invece, si sia sentito in maggiore difficoltà.