La Cappella Sistina: caratteristiche e storia dell’evoluzione

La Cappella Sistina è stata realizzata nel XVI secolo. Si tratta di un’opera voluta da Papa Sisto IV ed è stata affrescata da Michelangelo Buonarroti. Quindi se ti chiedi chi ha dipinto la Cappella Sistina, hai già trovato una risposta, potendo così trovare uno spunto per approfondire il rapporto tra Michelangelo e la Cappella Sistina.

La creazione della Cappella Sistina già all’epoca destò parecchio interesse. Infatti questo luogo è stato visitato nel tempo da numerosi intellettuali. Possiamo dire che ancora oggi visitare la Cappella Sistina rappresenta una delle più esperienze significative per chi vuole immergersi nel mondo dell’arte tipica del Rinascimento.

In particolare ciò che colpisce è la volta della Cappella Sistina, che offre una visione d’insieme molto suggestiva e ricca di emozioni. Ma scopriamone di più.

Le caratteristiche della Cappella Sistina

Se noi la vediamo da fuori, la Cappella Sistina somiglia del tutto ad una fortezza. È un edificio solido con finestre alte e strette e, nella parte esterna, non presenta decorazioni. Emerge quindi da subito il contrasto fra la parte esterna molto semplice a livello decorativo e la parte interna che invece è particolarmente ricca.

Sul soffitto troviamo un cielo stellato, che per certi versi richiama delle caratteristiche tipicamente medievali. Negli spazi tra le finestre possiamo trovare i ritratti dei Papi, che vengono dipinti a figura intera. Sono i Papi che hanno preceduto Sisto IV.

Sulla parete d’altare l’assunzione al cielo della Vergine Maria e sulle pareti lunghe delle scene che riguardano la vita di Mosè e di Gesù. Forse non tutti sanno che la decorazione originale della volta e della parete d’altare non esiste più. Tuttavia restano dei grandi riquadri che dipingono le storie dell’antico e del nuovo testamento e che ci danno l’idea di come poteva essere, almeno nell’antichità, questo luogo della Città del Vaticano.

Infatti, se ti chiedi dove si trova la Cappella Sistina, proprio questa è la risposta: odierna Città del Vaticano.

L’evoluzione della volta

Nel 1484 Papa Sisto IV muore. Viene eletto al suo posto Giulio II. Anche questo era un Pontefice molto ambizioso e voleva sfruttare proprio le capacità artistiche dei geni del tempo, per lasciare una testimonianza importante, proprio come aveva fatto il Papa che lo aveva preceduto.

Nel frattempo i gusti estetici e gli interessi per l’arte erano cambiati. Per esempio erano emersi gli apprezzamenti nei confronti dei soggetti mitologici e nei confronti delle figure senza veli.

La stessa figura dell’artista è diventata differente, un intellettuale, che si dedica a praticare un po’ tutte le arti. Ecco quindi che entra in scena proprio Michelangelo Buonarroti. Giulio II lo sceglie per rinnovare la vecchia volta della Cappella Sistina e anche per affidargli il compito di progettare una tomba dall’aspetto grandioso, che sarebbe stata collocata sotto la cupola.

Le difficoltà per Michelangelo non sono state affatto poche, anche perché gli spazi da affrescare sono tantissimi e Michelangelo non vuole l’aiuto dei collaboratori. Ci sono anche delle difficoltà derivanti dalla curvatura della volta che comporta problemi di distorsione ottica.

Con Michelangelo adesso la volta della Cappella Sistina è incentrata proprio sulla rappresentazione del corpo umano, sulla capacità espressiva che i soggetti hanno da portare fuori. Tutto il corpo umano nelle figure viene rappresentato come se ci si trovasse in presenza di sculture.

I colori diventano particolarmente accesi, mentre il paesaggio naturale e lo sfondo architettonico passano in secondo piano.

Con un altro Papa, Paolo III, Michelangelo non si tira nemmeno indietro per rinnovare completamente la parete d’altare. Era questa infatti l’intenzione di Paolo III, che affida nuovamente il compito al noto artista del tempo.

Quindi Michelangelo questa volta opera per un cambiamento totale, rappresentando la scena del giudizio universale che è passata alla storia. Fra il 1536 e il 1541 Michelangelo provvede ad apportare le modifiche rappresentando il cielo come un vortice azzurro.

Al centro sta la figura di Cristo che solleva il braccio e sembra quasi che dia un nuovo impulso a tutto il movimento della scena. Accanto a lui sta Maria, che è dipinta nel suo ruolo di mediatrice. Intorno a questo nucleo centrale sono affrescati i Santi Martiri.

Subito sotto troviamo le figure degli angeli, che hanno il compito di soffiare nelle loro trombe per risvegliare i morti. In basso a destra invece abbiamo un movimento opposto, che caratterizza coloro che secondo la dottrina non si salvano.

Infatti sono raffigurati dei demoni che trascinano i corpi verso l’inferno. Appare tutta evidente la concezione, secondo la quale il sacrificio di Cristo diventa qualcosa di necessario per garantire la salvezza dell’uomo.

Sergio Alberti
Laureato in Lettere, insegna italiano. Attento da sempre a tutta la normativa che riguarda la scuola, segue con interesse il mondo dell'istruzione. Ama leggere di tutto, soprattutto i saggi.

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