La deriva dei continenti: riassunto della teoria

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la deriva dei continenti

Con la deriva dei continenti si intende il processo che interessa le placche che formano la crosta terrestre, le quali effettuano degli spostamenti significativi, proprio come se fossero delle zolle galleggianti su una base di rocce che si trovano in profondità.

Per comprendere in modo veloce che cosa intendiamo quando parliamo della deriva dei continenti, non possiamo non fare riferimento alle cellule di convezione. Si tratta di vere e proprie spinte derivanti dal calore che si trova nelle zone più in profondità del mantello del nostro pianeta.

Con questa spinta le rocce che si trovano sotto le placche della Terra viene messa in atto in un modo simile a quanto avviene con un liquido che viene riscaldato. Infatti si verifica un movimento convergente in basso e divergente verso l’alto.

Nel primo caso le placche tendono ad avvicinarsi tra di esse. Nel secondo caso, quando siamo in presenza di un movimento divergente, le placche in questione si allontanano. Un esempio a questo proposito può essere costituito dai movimenti della placca euroasiatica e da quella nordamericana, che si allontanano.

Se prendiamo in considerazione invece il moto convergente, un esempio può essere quello della placca del Pacifico orientale, che effettua uno spostamento verso la placca Nord americana. Vediamo quindi della deriva dei continenti riassunto e spiegazione.

La teoria della deriva dei continenti

La teoria della deriva dei continenti è stata messa a punto nel 1915 da A. Wegener, un meteorologo tedesco, il quale ha osservato che il profilo della costa Ovest dell’Africa e quello della costa Est del Sud America corrispondevano in modo dettagliato. Proprio per questo si parla di Wegener e la deriva dei continenti.

In questo modo il meteorologo comprese che doveva esserci una corrispondenza ben precisa tra questi fenomeni e mise a punto una teoria, quella della deriva dei continenti appunto, che afferma che 240 milioni di anni fa tutte le terre emerse sul nostro pianeta facevano parte di un blocco unico molto esteso, un vero e proprio continente unico che venne definito con il nome di Pangea.

Questo continente molto grande, che riuniva praticamente tutte le terre emerse del pianeta, era circondato con molta probabilità da un oceano unico, che venne chiamato Panthalassa.

Il blocco del continente unico si sarebbe diviso in due sezioni, in un periodo corrispondente a 180 milioni di anni fa. A Nord si sarebbe quindi formata la Laurasia, che comprendeva i territori attuali del Nord dell’America, dell’Europa, dell’Asia e della Groenlandia, e a Sud si trovava quello che è stato definito con il nome di Gondwana, che comprendeva il Sud America, l’Africa, l’Antartide e il territorio dell’Australia.

I due blocchi della Laurasia e della Gondwana erano separati da un oceano unico, che veniva chiamato Tetide, un nome che è stato assegnato a questa porzione di acqua prendendo spunto da Teti, che corrisponde al nome della divinità del mare nell’antica Grecia.

Secondo la teoria della deriva dei continenti, questi blocchi di terre emerse nel corso dei secoli si sarebbero allontanati tra di essi, con un meccanismo simile a quello che consente di andare “alla deriva”. In questo modo si sarebbero formati i continenti che possiamo vedere attualmente.

Cosa sosteneva Wegener

In pratica Wegener ha formulato una teoria che si basava sull’esistenza di un materiale poco denso che era alla base dei continenti stessi. Questi ultimi, secondo lo studioso, si troverebbero a galleggiare su un fluido composto da un materiale più denso, che veniva chiamato Sima.

Naturalmente la teoria della deriva dei continenti non si basava esclusivamente sulla corrispondenza tra le coste occidentali dell’Africa e quelle orientali dell’America del Sud. Infatti lo studioso basava le informazioni descritte nella sua teoria anche su dettagli di tipo geologico.

In particolare è stato riscontrato da una precisa analisi delle rocce presenti nelle coste dei due attuali continenti che ci sono delle similitudini in relazione alle origini, che sarebbero in comune.

Nello specifico è stato osservato anche che in diversi punti del pianeta sono state riscontrate rocce sedimentarie che si sarebbero originate, in base alle loro caratteristiche peculiari, in altre parti della Terra, a latitudini diverse rispetto a quelle in cui si trovano nel periodo attuale, anche tenendo conto del clima di riferimento. Questo si spiega solo con il fatto che queste rocce si siano con il tempo “spostate” da un punto all’altro del pianeta, allontanandosi, andando quasi “alla deriva”.

Inoltre sono state osservate delle somiglianze tra i vari resti fossili che sono stati trovati sulle coste dell’Oceano Atlantico, alle parti opposte dell’oceano.

In una fase iniziale si faceva strada l’ipotesi di vere e proprie strisce di terra che potevano permettere a questi organismi di effettuare degli spostamenti da un punto all’altro. In seguito però questa ipotesi fu esclusa e si osservò con il tempo che molto probabilmente la causa fosse da attribuire proprio ai movimenti delle placche della Terra.

La teoria della deriva dei continenti non fu apprezzata da tutti gli studiosi nel corso degli anni, perché non si riuscivano a spiegare quali forze avessero la possibilità di far muovere grandi blocchi di terre emerse. In seguito, fino agli anni ’60, questa teoria fu quasi abbandonata, ma tornò ad essere presa in considerazione in seguito ad alcune recenti osservazioni da parte degli studiosi, in particolare derivanti dall’analisi dei fondali degli oceani.