Quando serve il sostegno a scuola
Quando serve il sostegno a scuola

Quando serve il sostegno a scuola, come si richiede?

Molto si gioca sulla formazione, sullo studio, sulla scuola. In fondo, una società avanzata si riconosce soprattutto dalla scuola, da come è in grado di formare i cittadini, di orientarli correttamente verso il mercato del lavoro, da come li prepara ad affrontare la vita.

In questo senso in Italia non possiamo dirci un Paese veramente all’avanguardia, perché, almeno fino a pochissimo tempo fa, avevamo una scuola quasi del tutto slegata dalla realtà fattuale della vita, una scuola intesa a fornire nozioni, sovente in maniera per l’appunto scolastica, senza che la scuola stessa facesse da tramite fra le persone e la società, il vivere civile.

Così l’aridità dell’impostazione, la scuola ha contribuito in maniera importante a creare un consistente iato col mondo del lavoro. Scuola da una parte e lavoro dall’altra, senza cuscinetti intermedi, senza interfaccia che mettessero a contatto in maniera adeguata queste parti fondamentali della vita di una persona. Solo ultimamente alcune iniziative, anche di tipo legislativo, hanno inteso di favorire l’entrata dei ragazzi nel mondo del lavoro, ma c’è ancora tanto da fare.

E, come se non bastasse, c’è il problema del lavoro in se stesso. Cosicché abbiamo i ragazzi che studiano, o tentano di studiare, fino alle superiori, per poi partire per un’avventura pericolosa e infinita verso le università. Il numero chiuso, poi, ha letteralmente massacrato il sistema di accesso all’università.

I ragazzi sono costretti a viaggiare per l’Italia, rincorrendo una università dove c’è qualche posto disponibile, dopo aver cercato di passare test e selezioni. In questa maniera non solo non si garantisce in maniera adeguata l’insegnamento, ma lo si mortifica premiando, di fatto, coloro che hanno le disponibilità economiche che consentano di proseguire gli studi universitari.

Mantenere uno o più figli all’università in altre città è cosa difficile, e a volte molto difficile, per famiglie meno abbienti e anche con un reddito medio. Se poi a questo aggiungiamo che le università private hanno dei costi impossibili, è una condizione premiante solo per coloro che se lo possono permettere. Quindi non è vero che la scuola è per tutti. Certo, ci sono le agevolazioni per i meno abbienti che sono particolarmente meritevoli; ma quelli meno meritevoli fra i più abbienti vanno avanti lo stesso.

Tutto questo odora fortemente di incostituzionalità, ma tant’è. Meno male che il nostro sistema tuttavia, almeno per alcuni aspetti, sembra funzionare sufficientemente bene. Per quel riguarda gli insegnanti di sostegno ad esempio, la richiesta del personale specializzato deve essere presentata dalle suole dopo l’iscrizione, a fronte di un’apposita certificazione prodotta dalle famiglie stesse.

Le scuole dovranno presentare richiesta di personale specializzato per l’integrazione di studenti che palesino una qualche forma di disabilità, individuando le ore necessarie per ciascun studente. A volte succede che le richieste da parte dei genitori arrivino con ritardo, o che la documentazione stessa venga prodotta con ritardo.

In questi casi la scuola può nuovamente presentare una nuova richiesta con le dovute integrazioni. L’amministrazione valuterà di volta in volta sulla base delle risorse disponibili. Gli allievi che sono portatori di disabilità gravi hanno diritto all’assegnazione di un docente per tutte le ore del suo servizio, che corrispondono a 25 nella scuola dell’infanzia e a 22 nella scuola primaria. Sono invece 18 per quanto riguarda la scuola secondaria.

Come facilmente intuibile, la questione più importante si gioca su di un paio di elementi. Il primo è di andare quanto prima a parlare col dirigente scolastico per capire che tipo di disponibilità ha la scuola e come si comporta in questi casi. Il secondo è quello comunque di munirsi prima possibile di idonea certificazione, e di non aspettare l’ultimo minuto per produrla. Fatte queste due cose, il problema dell’insegnante di sostegno a scuola si può risolvere con una certa facilità.

Laureata presso Università “Suor Orsola Benincasa”, attualmente insegnante di Italiano e Latino presso L’Istituto V. De Caprariis” Atripalda (Avellino).

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