Calabria, decine di professori insegnavano con diplomi falsi

Tra i tanti mestieri che uno può scegliere di intraprendere nella proprio vita, quello del professore non è certamente il più semplice e soprattutto il meno impegnativo e scevro di responsabilità.

L’insegnante, insieme al genitore, ha infatti il delicatissimo compito di condurre il bambino e poi l’adolescente nel suo percorso di crescita, indirizzandolo nel modo e con le modalità più consono.

Insegnante, quindi, non ci si può improvvisare, eppure in Calabria sono stati scovati decine di professori che insegnavano addirittura grazie a diplomi falsi.

I carabinieri di Cosenza hanno nelle scorse ore notificato 25 avvisi di conclusione delle indagini preliminari, emesse dalle Procura del capoluogo calabro, nei confronti di altrettanti indagati: costoro sono accusati di aver “acquistato” falsi diplomi per poter insegnare.

I professori sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici in concorso, falsità materiale commessa da privato in concorso e di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.

Tremila euro per un diploma, rigorosamente falso, ma che apriva le porte all’insegnamento a scuola: questa era la tariffa che si faceva pagare un pensionato 69enne accusato ora di aver procurato i diplomi agli indagati.

I titoli falsi venivano acclusi dagli indagati alle domande per essere inseriti sia nelle graduatorie ad esaurimento, sia in quelle d’istituto per l’assunzione come insegnante nelle scuole primarie e dell’infanzia, su posto comune e sul sostegno.

L’operazione è partita dall’indagine “Minerva”, avviata nel 2017, che ha già scoperchiato un sistema volto a vendere in tutta Italia falsi diplomi di istituti magistrali (statali e paritari) delle province di Cosenza e Reggio Calabria, ma anche di scuole di specializzazione per insegnanti di sostegno e dell’Istituto nazionale scuole e corsi professionali di Cosenza.

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