Coronavirus, la scuola può ripartire subito secondo uno studio

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Dopo lo stop dovuto al coronavirus, adesso la scuola può ripartire subito. A giungere a questi risultati è stato uno studio i cui risultati sono stati diffusi sulla rivista Science. La ricerca ha preso in considerazione i dati relativi alle riaperture di scuole in alcuni Paesi del mondo, come la Finlandia, Israele e il Sudafrica. Dallo studio emerge in modo chiaro che i più piccoli contraggono l’infezione in modo molto raro e la stessa rarità riguarda la possibilità di un contagio tra di loro e con i familiari.

La contagiosità nelle scuole

È stato Otto Helve, pediatra e infettivologo finlandese, ad intervenire sulla questione, spiegando che possono essere più numerosi i benefici dovuti alla riapertura delle scuole rispetto agli aspetti negativi e ai rischi possibili.

Secondo le informazioni che sono state raccolte dall’istituto Pasteur in alcune scuole elementari, è stato osservato che i bambini possono contagiarsi, ma solitamente non sembrano contagiare. Per quanto riguarda i ragazzi più grandi, invece, è stato visto che in tre casi su dieci avevano sviluppato gli anticorpi. I docenti erano venuti a contatto con il coronavirus, invece, in quattro casi su dieci tra quelli presi in esame.

Come regolarsi con l’utilizzo delle mascherine?

Si continua intanto a discutere sulla possibilità di indossare la mascherina in classe. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, ha spiegato che si tratta di un metodo molto importante per contenere la diffusione del virus, ma le mascherine sono allo stesso tempo considerate insopportabili dai giovani.

Per questo, secondo Remuzzi, potrebbe essere importante chiedere agli studenti di usare questi dispositivi di protezione solo nel momento in cui diventa impossibile mantenere una certa distanza di sicurezza.

Remuzzi spiega anche che in altri luoghi del pianeta, come in Cina o in Giappone, i ragazzi sono maggiormente abituati all’uso della mascherina, perché la si utilizzava anche prima della diffusione del coronavirus, quasi come un’abitudine.