Scuola dell’obbligo, che cosa prevedono le normative

Scuola dell’obbligo, quali sono e che cosa stabiliscono le normative vigenti.

Istruzione, istruzione, istruzione”, ripeteva Tony Blair con insistenza, a voler significare che l’istruzione non è solo un fatto importante nella vita di una persona, ma un tratto distintivo di una società veramente democratica, avanzata, civile.

Ecco perché il tema della scuola, e anche di quella dell’obbligo, è particolarmente importante. Sempre che si intenda, ovviamente, per scuola, non la semplice acquisizione di nozioni, ma un modo di approcciare alla vita informato, consapevole, interdisciplinare. Il sapere, insomma, e non i saperi, come si usa dire oggi.

Poi, ad andare su internet a fare ricerche su Google siamo tutti capaci; il problema è nel capire ciò che apprendiamo, nel renderlo sistematico, nel confrontarlo con altre nozioni che abbiamo: tutto questo deve diventare ragionamento. In questo senso la scuola, il sistema scolastico, i docenti, sono ancora importanti e per alcuni versi indispensabili, specialmente nei primi anni.

La formazione di un buon cittadino in fondo si gioca proprio nei primi anni di scuola, sulla qualità e la tenacia degli insegnanti, sulla consapevolezza che i docenti stessi riescono a instillare nei bambini o ragazzi che siano. Perciò la scuola dell’obbligo, lo sottolineiamo ancora, è particolarmente importante. E ci piacerebbe pure che tutti, in egual misura, avessero libero accesso a parità di condizioni e senza assurde selezioni, anche ai livelli universitari e assimilati.

Scuola dell’obbligo, che cosa prevedono le normative

Scuola obbligo che cosa prevedono le normative

Cosa che ora, purtroppo, non succede, essendo l’università un sistema in genere così meritocratico che ai test di selezione passa a volte uno studente su dieci o quindici. Se poi hai le possibilità economiche, puoi uscire dalla logica del numero chiuso e iscriverti a una bella e blasonata università privata. Ma in questo caso paghi, e anche molto. La scuola non è per tutti.

Al momento, comunque, la normativa esistente sull’obbligo scolastico rende obbligatoria l’istruzione per almeno 10 anni e riguarda la fascia compresa fra 6 e 16 anni. L’istruzione obbligatoria è gratuita, e le leggi garantiscono ai meno abbienti anche le dotazioni minime per frequentare le scuole. L’obbligo di istruzione può essere assolto nelle scuole statali e paritarie, nelle strutture accreditate dalle Regioni per la formazione professionale, attraverso l’istruzione parentale.

A disciplinare l’obbligo scolastico concorrono le seguenti leggi:

1) La circolare ministeriale 30/12/2010 n. 101 che, all’art. 1 prevede che nell’attuale ordinamento l’obbligo di istruzione riguarda la fascia di età compresa fra 6 e 16 anni.

2) Il decreto ministeriale 22 agosto 2007 n. 139, che recita all’art. 1: L’istruzione obbligatoria è impartita per almeno 10 anni e si realizza secondo le disposizioni indicate all’art. 1 della legge 27/12/2006 n. 296.

3) La legge 27 dicembre 2006 n. 296, art. 1: L’istruzione impartita per almeno 10 anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno d’età.

Per quanto riguarda l’obbligo formativo, si tratta invece del diritto/dovere dei giovani che hanno assolto l’obbligo scolastico di frequentare attività formative fino all’età di 18 anni. I giovani possono scegliere, in base ai propri interessi e capacità, alcuni percorsi:

1) Il proseguimento degli studi nel sistema dell’istruzione scolastica.

2) Frequentare il sistema di formazione professionale la cui competenza è della Regione e della Provincia.

3) Iniziare un percorso di apprendistato.

4) Frequentare un corso di istruzione per adulti presso un Centro Provinciale per l’istruzione degli adulti.

In astratto, quindi, il sistema scolastico italiano sembra essere all’avanguardia per quel che riguarda la formazione del futuro cittadino. Ma la messa in pratica delle norme è tutt’altra cosa. E non sarebbe male nemmeno avere nel nostro sistema di base più formazione scientifica, e non solo umanistica.

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